L’approccio che si utilizza per la progettazione sismo-resistente è un approccio di tipo prestazionale, il cui obiettivo è il raggiungimento di una determinata prestazione della struttura. Ad una prestabilita prestazione ci si può arrivare o sfruttando esclusivamente le caratteristiche dei materiali e degli elementi (progettazione per resistenza), oppure affidando parte delle azioni sismiche alle caratteristiche di duttilità. Si può far riferimento, quindi, a due comportamenti strutturali differenti:

  • un comportamento strutturale dissipativo, a cui si associa una prestazione non recuperabile, ma che dissipa, attraverso deformazioni permanenti, parte dell’energia associata al sisma.

La dissipazione  di energia è affidata a determinati elementi strutturali (che variano a seconda della tipologia strutturale), mentre i restati si progettano per resistere alle azioni sismiche attraverso un comportamento elastico.

  • un comportamento strutturale non dissipativo, nel quale la struttura resiste alle azioni esterne esclusivamente attraverso le sue caratteristiche di resistenza, garantendo un comportamento elastico, anche sotto azioni sismiche.

Qual è la scelta migliore? La scelta di affidare tutto alla progettazione per resistenza significa un notevole ingombro delle dimensioni strutturali, con relativo aumento di costi; la duttilità, che al contrario richiede dimensioni della struttura più esigue, si concretizza, nei dettagli costruttivi, la sui realizzazione in opera impone una manodopera specializzata. Si pensi, ad esempio, a tutte le staffe che si concentrano nei nodi delle strutture in cemento armato, progettate per gerarchia delle resistenze.

Se si considera la stessa azione sismica di progetto, una struttura non dissipativa al termine dell’evento sismico se ben progettata, dovrebbe essere ancora agibile; al contrario una dissipativa presenta danni strutturali rilevanti e non recuperabili, ma che permette la salvaguardia della vita delle persone. A volte i danni sono tali che è più conveniente la demolizione che la riparazione. Verrebbe da pensare che la soluzione migliore sia quella di costruire esclusivamente per resistenza. Ma avrebbe senso progettare edifici che resistono ad azioni sismiche la cui probabilità di superamento è del 10% in 50 anni? La scelta dovrebbe tener conto del fatto che anche la progettazione è commisurata a un problema economico: tra tutti i possibili modi, con cui si può ottenere una stabilita prestazione della struttura, la scelta migliore sarebbe quella economicamente più conveniente. Anche la scelta del livello di sicurezza che si richiede, ad esempio, a un edifico è legato al progresso economico, oltre che tecnologico, di un Paese.

Inoltre, Il controllo che si deve avere nei confronti della progettazione per duttilità deve essere elevato; non si può ridurre al semplice abbattimento delle azioni sismiche attraverso il fattore di comportamento. Effettivamente il valore scelto rispecchia, o almeno si avvicina, al reale comportamento della struttura?

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